Medimex 2019, la grande notte di Liam Gallagher a Taranto

Sabato 8 giugno 2019, una data da ricordare per tutti gli appassionati di britpop dell’Italia meridionale: Liam Gallagher, l’ex frontman degli Oasis, per la prima volta a sud di Roma. Location la suggestiva rotonda sul Lungomare di Taranto per il Medimex 2019, festival della musica internazionale organizzato dall’agenzia regionale Puglia Sounds, per il secondo anno consecutivo nel capoluogo jonico.Un concerto atteso, che all’atto dell’annuncio aveva scatenato gli entusiasmi dei tantissimi fan italiani della band di Manchester e del bad-boy inglese per eccellenza. E Liam non ha tradito le aspettative: dopo l’esibizione dell’ensemble italo-britannica Rude Boy Mafia e il dj set di Ringo e Paul Gallagher (il maggiore dei tre fratelli) alle 22:15 sale sul palco Liam, ed è tripudio. Temperatura che oscilla attorno ai 25-28 gradi, Liam si presenta sul main stage con il parka grigio, sudato ancora prima di iniziare, sulle note di Fucking in the Bushes, intro dei concerti degli Oasis dal 2000 in poi. L’atmosfera è frizzante, il pubblico sa che dall’artista riceverà esattamente quello che vuole. Già, perché se il fratello maggiore Noel, Damon Albarn dei Blur e le altre grandi icone del pop britannico targano ’90s hanno intrapreso altre strade, più oscure e impervie, Liam è rimasto fedele alla sua immagine, alla sfacciataggine che l’ha reso icona per la generazione che ha vissuto il passaggio dal vecchio al nuovo millennio con le canzoni degli Oasis a tutto volume nel walkman.

S’intuisce l’andazzo già al primo accenno del riff di Rock ‘n’ Roll Star, e arrivati al famoso “Weeeeeell” di Morning Glory, il secondo brano in scaletta, le corde vocali del pubblico in estasi vengono già messe a dura prova. Dopo una prima infornata di Oasis l’atmosfera si è fatta abbastanza calda per introdurre le canzoni tratte dal disco d’esordio solista “As You Were” (2017): Wall of Glass e Greedy Soulsono quei classici brani sfacciati e arroganti che caratterizzano il personaggio Liam, che ciondola sul palco, mani dietro la schiena, sguardo cattivo, la voce cantilenante nella forma dei giorni migliori, qualche colpetto qui e lì al tamburello e alle maracas. I tempi sono maturi per abbassare un po’ la dinamica: sul palco fa per la prima volta il suo ingresso la violoncellista, che accompagna Liam nell’esecuzione di For What it’s Worth, classica ballatona in stile Oasis in cui il Nostro prova ad avanzare le sue scuse (sincere?) per i suoi atteggiamenti da ragazzaccio della periferia popolare di Manchester.

Pubblicato venerdì 7 giugno, il nuovo singolo Shockwave (che anticipa l’uscita del secondo album solista “Why Me? Why Not“, in programma a settembre) è già diventato una hit per il fedele pubblico gallagheriano, che lo canta come fosse un classico. Tutto pronto, quindi, per tornare a casa, in territorio Oasis: se Columbia è accolta come una secchiata d’acqua gelida nel deserto, su Some Might Say si scatena il chitarrone che dà vita all’estasi pagana da sing-along incontrollato. Buona risposta del pubblico tarantino anche su Soul Love, unico brano presente in scaletta fra quelli dei Beady Eye, esperienza non esattamente felicissima del periodo immediatamente successivo allo scioglimento degli Oasis, nel 2009. Rimanendo nel mood “ballate”, si prosegue con Universal Gleam, brano tratto dal disco solista, prima di un’altra buona dose di Oasis con Cigarettes and Alcohol (vero e proprio inno dei primi anni ’90) e Lyla, suonata mezzo tono sotto rispetto all’originale, forse uno dei momenti meno convincenti dello show insieme a Eh La, brano solista mai pubblicato su disco. Le premesse ci sono tutte per il visibilio: al primo accordo di Wonderwall salta ogni schema, ogni freno inibitorio, è solo estasi collettiva per una delle canzoni più famose di tutti i tempi. Anche i bis sono di pura marca Oasis: Roll with It e Champagne Supernova (eseguita in acustico con piano e viola) chiudono una serata memorabile per Taranto, la Puglia e il sud Italia. È l’apoteosi dello stile Liam: sempre la solita minestra? Sì, ma quanto è bella…

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